L’ultimo CD della prima antologia di Cansoin Zeneixi (a destra l’immagine della locandina) è reperibile in edicola.
Si tratta dell’ultimo CD della “prima antologia”.
Fra le canzoni più interessanti compaiono la bellissima Figgieu di Marco Cambri, No ghe n’è dei Buio Pesto, Ma se ghe penso, questa volta cantata dai Trilli, e Ostaje di Bruno Lauzi. In tutto, come al solito, le canzoni sono diciotto.
Interessante poi notare come sia presente anche O testo da fugassa, dal grandissimo Piero Parodi, tratta dalla bellissima poesia A fugassa di Vito Elio Petrucci.
I primi cinque CD della prima antologia sono comunque ancora reperibili nelle migliori edicole, a chi mancassero.
Sono tutti interessantissimi e, per chi ama Genova e la sua lingua, di grande valore. Tuttavia, la mancanza delle canzoni di Fabrizio De André si fa sentire…
Se è vero che i giovani d’oggi non conoscono nemmeno l’esistenza del genovese, è altrettanto vero che il Web è disseminato di interessanti siti dedicati alla lingua che tanto era un tempo diffusa a Genova.
Il primo che segnaliamo è quello più famoso e completo di tutti, che già tante volte abbiamo citato, ossia quello di Franco Bampi, diviso in varie sezioni a tema, la maggior parte delle quali a carattere ligure, e di cui una interamente in lingua genovese.
Seguono poi i celebri siti Ziardua, di Conrad Montpetit, e quello di Paolino. Anche Il faro ligure è abbastanza conosciuto, sebbene non venga aggiornato da ben… quattro anni!
Segnaliamo, infine, il sito della band ligure più divertente degli ultimi anni, i Buio Pesto.

San Giorgio è particolarmente famoso fra i genovesi, anche perché è presente sulla facciata dell’ononimo Palazzo. Ma in realtà pochi conoscono la sua vera storia.
San Giorgio fu un martire cattolico, forse vissuto nel III secolo d.C., e nacque in Palestina. Non si hanno, tuttavia, prove certe della sua esistenza, ma solo leggende. Si arruolò nell’esercito di Diocleziano, diventandone poi la guardia del corpo. Sotto lo stesso Diocleziano dovrebbe essere avvenuto il suo martirio, dopo aver convocato la bellezza di settantadue re per decidere cosa fare contro i cristiani; anche Giorgio è cristiano, e si rifiuta di sacrificare agli déi.
Secondo la leggenda, sarebbe morto e risorto ben tre volte.
Nella Leggenda Aurea (scritta dal vescovo di Genova Jacopo da Varazze) si narra che in Libia vi fosse uno stagno, il quale nascondeva un drago. Questo andava uccidendo tutti ciò che incontrava con il suo fiato e gli abitanti del luogo, per placarlo, erano costretti a dargli in pasto due pecore e, successivamente, un giovane estratto a sorte. Un giorno fu però estratta la figlia del re, e questi non poté ritirarsi.
La figlia si avviò dunque per essere data in pasto al drago. Stava passando di lì il cavaliere Giorgio che, saputa la notizia, tranquillizzò la fanciulla e ferì il drago (senza tuttavia ucciderlo). Fece portale alla fanciulla il drago in città (avendolo legato con una cintura). Quando il drago apparve, gli abitanti si spaventarono, ma Giorgiò disse di non aver timore, perché «Iddio mi ha mandato a voi per liberarvi dal drago: Se abbraccerete la fede in Cristo, riceverete il battesimo ed io ucciderò il mostro». Quindi, dopo la conversione da parte del popolo e del re, il drago fu definitivamente ucciso. Si dice che durante le crociate, ove combattevano anche i genovesi, nell’anno 1089, San Giorgio si sarebbe mostrato accompagnato da vessilli bianchi con una croce in mezzo: l’attuale stemma di Genova.
È ancora ben radicata l’errata convinzione che tutti i dialetti parlati sull’attuale suolo italiano derivino dalla lingua italiana. Per il genovese e i dialetti liguri non è così; ognuno di loro è una vera e propria lingua romanza, appartenenti al ceppo galloitalico e, a loro volta, ligure.
Avevamo illustrato come il genovese sia stracolmo di termini di origine francese, greca, inglese, spagnola o araba. Alcuni termini, poi, sono più vicini al latino di quanto non lo siano gli stessi termini italiani.
Bisogna anche stare attenti ai cosiddetti “falsi amici”; ad esempio, in genovese scorpion significa “geco”, non certo “scorpione”, che viene chiamato tancoa.
Anche per questo motivo non bisogna considerare i dialetti (complessi o meno che siano) delle volgari parlate, nel vero senso della parola, ma come forme di espressione evolutesi nel tempo, da rispettare e, anche per mostrare un minimo di doveroso e moderato orgoglio, da imparare.
È da oggi disponibile il quarto disco della ormai conosciuta serie di Cansoin Zeneixi, tinto questa volta di un vivo color giallo. Dopo aver brevemente recensito il primo, il secondo ed il terzo disco, ci avviamo a visualizzare anche il quarto, il penultimo della “prima serie” (a quanto pare ve ne saranno altre). Continua a leggere »
30 Apr
Scritto da Stefano
Il genovese si sta perdendo, non è una novità. Le lingua straniere che si imparano a scuola (inglese, francese, spagnolo, tedesco, latino, greco) lo hanno deriso. Nessuno, ora, se la sente più di parlare in dialetto, un metodo troppo “rozzo” per descrivere le proprie idee.
Eppure – pare strano, oggi – un tempo si parlava solo ed esclusivamente in dialetto. A casa, a scuola e con gli amici. L’italiano lo s’imparava solo alle elementari. Ricordo alcuni scolari che scrivevano “oroloio” al posto di orologio, basandosi su quello che avevano sempre sentito dire: releuio. Anche con i bidelli si parlava in dialetto. Insomma, l’italiano, per i ragazzi, proprio non esisteva. Nel giro di trenta o quarant’anni la situazione, come accennavamo all’inizio dell‟articolo, s’è ribaltata. Dagli anni Cinquanta e Sessanta in poi (grazie al “boom economico”), e grazie ai nuovi mezzi di comunicazione di massa come la televisione, i dialetti sono venuti meno, soppiantati dalle lingue nazionali e straniere. Oggi vi sono alcuni corsi di dialetto, ossia delle lezioni. Ma il termine “dialetto” è usato proprio come un facile metodo di comunicazione! Quindi, il corso non ha alcun senso, se non cambiamo la parola “dialetto”. Continua a leggere »