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INTERVISTE - M.I.L.: INTERVISTA A FRANCO BAMPI

Ho posto qualche domanda al gentile e disponibile Franco Bampi, esperto di genovese e segretario del M.I.L., riguardo la nostra bella lingua che sta ormai scomparendo ed a scomparire è destinata, e al suo progetto, che solo suo non è: quello di una Liguria nuovamente indipendente e sovrana.
Buona lettura!
Sicuro!

Quando è stato fondato il M.I.L.?
Il M.I.L., Movimento Indipendentista Ligure, è stato fondato a Genova il 14 gennaio 2001.

Qual è l’obiettivo principale del Movimento Indipendentista Ligure?
L’obiettivo per il quale il M.I.L. esiste è scritto chiaramente nei documenti del M.I.L. ed è il seguente:
Il Movimento Indipendentista Ligure nell’interesse e per conto dell’attuale Popolazione Ligure si propone di recuperare pacificamente alla LIGURIA con azioni politiche e giuridiche la Sovranità di Nazione Indipendente perduta temporaneamente nel 1814 a causa dell’illegittima decisione assunta dal Congresso di Vienna (1814-15) MAI ratificata da un plebiscito popolare.
A norma di statuto, raggiunto tale obiettivo il M.I.L. si scioglierà.

E cosa ci può dire riguardo ai dialetti locali? Che cosa propone il M.I.L. a riguardo?
Le parlate locali sono una ricchezza fantastica della nostra terra di Liguria. Ricordo che, secondo le direttive europee, le parlate di Liguria sono lingue regionali minoritarie ossia lingue tradizionalmente parlate da una parte della popolazione di uno Stato (in questo caso l’Italia che occupa illegittimamente la Liguria) che non rappresentano dialetti delle lingue ufficiali di quello Stato, né sono lingue di immigrati o artificiali. Ciò premesso il M.I.L. ritiene che la tutela dei dialetti sia un compito fondamentale della Liguria Indipendente per due principali motivi. Il primo è stato già detto: essi rappresentano un bene immateriale della nostra terra che è stato costruito nei secoli da persone che hanno li hanno parlati, adoperati e modificati fino a condurli alla loro forma attuale. Il secondo, forse ancor più importante è l’aspetto identitario. Occorre fare come fa il popolo ebraico che usa la propria antica lingua per riconoscersi quale appartenente a un ceppo unico. Ed è esattamente questo che occorre fare per noi liguri: ritrovare e riutilizzare le nostre antiche parlate per riconoscersi membri di una comunità, quella ligure appunto, che fu prospera e gloriosa finché ebbe la sua indipendenza al punto da creare una vera e propria civiltà fondata su precisi valori sociali ed etici.

Molti, soprattutto i giovani, oggi si esprimono solamente in italiano: c’è qualche modo per riportare le parlate locali anche fra i più piccoli?
La risposta è strettamente collegata a quella data al punto precedente: solo la volontà di riconoscersi, anche nella parlata, membri di una specifica e speciale comunità può costituire lo stimolo, specie per i giovani, a riavvicinarsi alle nostre antiche parlate, a impararle e ad adoperarle. Altrimenti è molto meglio e più utile imparare una lingua di comunicazione planetaria che, per noi del Mil, non può essere altro che l’esperanto, proprio per evitare che una lingua di stato (l’inglese o lo spagnolo) possa fagocitare le altre.

Riguardo ai dialetti, qual è la situazione attuale della Liguria rispetto alle altre regioni italiane?
Le parlate di Liguria sono tutte vive e, tecnicamente, NON a rischio. Tuttavia va rilevato che il meccanismo familiare che per secoli ha costituito lo strumento di trasmissione delle nostre parlate si è inceppato. Tra poco, quindi, le nostre parlate potrebbero essere a rischio. Nelle altre regioni la situazione è migliore: penso al Veneto, alla Sardegna, al Friuli, ed anche al Piemonte. Forse una situazione confrontabile con la nostra è quella di Milano. In questo caso occorre che le istituzioni diano una mano significativa per evitare di perdere e di disperdere quel patrimonio di conoscenze che è ancora presente tra le nostre genti. Ma da questo punto di vista la situazione della Liguria sembra la peggiore di tutte: le varie istituzioni, infatti, non sembrano dimostrare una adeguata sensibilità.

I liguri, purtroppo, sono in generale abbastanza “ignoranti” riguardo ad alcuni aspetti della storia della loro regione. Quali sono le cause? Come vi si può porre rimedio?
La storia ufficiale post annessione al Piemonte (ossia scritta dopo il 1815) è stata tutta filo sabauda, come in realtà filo sabauda è tutta la storia d’Italia che impariamo a scuola. Nessuno ci insegna che i Savoia fecero massacrare le popolazioni meridionali, i genovesi e i milanesi e che gli artefici di quelle violenze vergognose furono insigniti di onorificenze per aver bene operato! Hanno detto e scritto con grande reticenza ed hanno esaltato sentimenti inesistenti, ma ce l’hanno quasi fatta: abbiamo oggi una popolazione italica che sovente ignora le propri storie locali, i propri valori. “Non merita pietà una città di ribelli!” Questo disse La Marmora quando fece massacrare i genovesi nel 1849. Per questo forte spirito indipendentista Genova e la Liguria sono state maggiormente depauperate della loro storia, della loro lingua, delle loro tradizioni. Anche in questo caso solo la riscoperta di una forte stimolo identitario potrà appassionare i liguri a una riscoperta della loro vera storia: e sarà una vera sorpresa!

Quali sono, in sintesi, le principali “battaglie” che il M.I.L. ha condotto o conduce attualmente?
Il M.I.L., oltre a restituire l’indipendenza alla Liguria, si propone di rendere la Liguria la capitale mondiale della qualità della vita: una forte e precisa battaglia ambientalista, quindi, per mantenere il nostro fragile e bellissimo territorio il più possibile esente da inquinamento e devastazione. E poi una battaglia per la rinascita dell’economia ligure. Ad esempio, è pochissimo noto che la Liguria paga più tasse di quanto riceve da Roma, che produce circa il doppio dell’energia elettrica che consuma e che tutti gli anni i porti liguri mandano a Roma una piccola finanziaria (oltre 4 mila miliardi di euro) ricevendo in cambio briciole o il ridicolo “extragettito”. Il M.I.L. si batte per ridurre la burocrazia, per aiutare i deboli; in sintesi, per rendere fattivi gli attualissimi 10 valori della Cavità Ligure.

Infine, cosa pensa che attualmente manchi nella politica di oggi e a cui il M.I.L. potrebbe porre rimedio?
Secondo Il M.I.L. due sono le cose che mancano nella politica italiana. La prima è l’amore per la propria terra. Gli eletti, specie se a Roma, sono disinteressati dei destini della loro terra (spesso scaraventati nelle posizioni apicali delle liste per scelte romane lontanissime dal territorio). Possiamo dire che chi governa o ha governato Genova l’abbia davvero amata? O piuttosto l’ha usata e umiliata (penso al G8) per scopi differenti dal benessere dei suoi abitanti? La seconda cosa è la moralità pubblica e la riduzione della burocrazia. Le ho messe assieme perché vanno di pari passo. Solo una classe dirigente onesta e capace desidera una riduzione delle regole. Gli incapaci preferiscono vincoli e norme, anche se confuse e contraddittorie, per poter mascherare la propria insipienza. Un fatto è certo: la Liguria indipendente avrà una classe dirigente di altissimo livello, come la ebbe nella sua plurisecolare storia, capace di far ritornare la Liguria e la sua gente all’onore del mondo.


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