
Quando
è stato fondato il M.I.L.?
Il M.I.L., Movimento Indipendentista Ligure, è stato fondato
a Genova il 14 gennaio 2001.
Qual
è l’obiettivo principale del Movimento
Indipendentista Ligure?
L’obiettivo per il quale il M.I.L. esiste è
scritto chiaramente nei documenti del M.I.L. ed è il
seguente:
Il Movimento Indipendentista Ligure nell’interesse e per
conto
dell’attuale Popolazione Ligure si propone di recuperare
pacificamente
alla LIGURIA con azioni politiche e giuridiche la Sovranità
di Nazione
Indipendente perduta temporaneamente nel 1814 a causa
dell’illegittima
decisione assunta dal Congresso di Vienna (1814-15) MAI ratificata da
un plebiscito popolare.
A norma di statuto, raggiunto tale obiettivo il M.I.L. si
scioglierà.
E cosa
ci può dire riguardo ai dialetti locali? Che cosa propone il
M.I.L. a riguardo?
Le parlate locali sono una
ricchezza fantastica della nostra terra di Liguria. Ricordo che,
secondo le direttive europee, le parlate di Liguria sono lingue
regionali minoritarie ossia lingue tradizionalmente parlate da una
parte della popolazione di uno Stato (in questo caso l’Italia
che
occupa illegittimamente la Liguria) che non rappresentano dialetti
delle lingue ufficiali di quello Stato, né sono lingue di
immigrati o
artificiali. Ciò premesso il M.I.L. ritiene che la tutela
dei dialetti
sia un compito fondamentale della Liguria Indipendente per due
principali motivi. Il primo è stato già detto:
essi rappresentano un
bene immateriale della nostra terra che è stato costruito
nei secoli da
persone che hanno li hanno parlati, adoperati e modificati fino a
condurli alla loro forma attuale. Il secondo, forse ancor
più
importante è l’aspetto identitario. Occorre fare
come fa il popolo
ebraico che usa la propria antica lingua per riconoscersi quale
appartenente a un ceppo unico. Ed è esattamente questo che
occorre fare
per noi liguri: ritrovare e riutilizzare le nostre antiche parlate per
riconoscersi membri di una comunità, quella ligure appunto,
che fu
prospera e gloriosa finché ebbe la sua indipendenza al punto
da creare
una vera e propria civiltà fondata su precisi valori sociali
ed etici.
Molti,
soprattutto i giovani, oggi si esprimono solamente in
italiano: c’è qualche modo per riportare le
parlate locali anche fra i
più piccoli?
La risposta è strettamente
collegata a quella data al punto precedente: solo la volontà
di
riconoscersi, anche nella parlata, membri di una specifica e speciale
comunità può costituire lo stimolo, specie per i
giovani, a
riavvicinarsi alle nostre antiche parlate, a impararle e ad adoperarle.
Altrimenti è molto meglio e più utile imparare
una lingua di
comunicazione planetaria che, per noi del Mil, non può
essere altro che
l’esperanto, proprio per evitare che una lingua di stato
(l’inglese o
lo spagnolo) possa fagocitare le altre.
Riguardo
ai dialetti, qual è la situazione attuale della Liguria
rispetto alle altre regioni italiane?
Le parlate di Liguria sono
tutte vive e, tecnicamente, NON a rischio. Tuttavia va rilevato che il
meccanismo familiare che per secoli ha costituito lo strumento di
trasmissione delle nostre parlate si è inceppato. Tra poco,
quindi, le
nostre parlate potrebbero essere a rischio. Nelle altre regioni la
situazione è migliore: penso al Veneto, alla Sardegna, al
Friuli, ed
anche al Piemonte. Forse una situazione confrontabile con la nostra
è
quella di Milano. In questo caso occorre che le istituzioni diano una
mano significativa per evitare di perdere e di disperdere quel
patrimonio di conoscenze che è ancora presente tra le nostre
genti. Ma
da questo punto di vista la situazione della Liguria sembra la peggiore
di tutte: le varie istituzioni, infatti, non sembrano dimostrare una
adeguata sensibilità.
I
liguri, purtroppo, sono in generale abbastanza
“ignoranti”
riguardo ad alcuni aspetti della storia della loro regione. Quali sono
le cause? Come vi si può porre rimedio?
La storia ufficiale post
annessione al Piemonte (ossia scritta dopo il 1815) è stata
tutta filo
sabauda, come in realtà filo sabauda è tutta la
storia d’Italia che
impariamo a scuola. Nessuno ci insegna che i Savoia fecero massacrare
le popolazioni meridionali, i genovesi e i milanesi e che gli artefici
di quelle violenze vergognose furono insigniti di onorificenze per aver
bene operato! Hanno detto e scritto con grande reticenza ed hanno
esaltato sentimenti inesistenti, ma ce l’hanno quasi fatta:
abbiamo
oggi una popolazione italica che sovente ignora le propri storie
locali, i propri valori. “Non merita pietà una
città di ribelli!”
Questo disse La Marmora quando fece massacrare i genovesi nel 1849. Per
questo forte spirito indipendentista Genova e la Liguria sono state
maggiormente depauperate della loro storia, della loro lingua, delle
loro tradizioni. Anche in questo caso solo la riscoperta di una forte
stimolo identitario potrà appassionare i liguri a una
riscoperta della
loro vera storia: e sarà una vera sorpresa!
Quali
sono, in sintesi, le principali “battaglie” che il
M.I.L. ha condotto o conduce attualmente?
Il M.I.L., oltre a restituire
l’indipendenza alla Liguria, si propone di rendere la Liguria
la
capitale mondiale della qualità della vita: una forte e
precisa
battaglia ambientalista, quindi, per mantenere il nostro fragile e
bellissimo territorio il più possibile esente da
inquinamento e
devastazione. E poi una battaglia per la rinascita
dell’economia
ligure. Ad esempio, è pochissimo noto che la Liguria paga
più tasse di
quanto riceve da Roma, che produce circa il doppio
dell’energia
elettrica che consuma e che tutti gli anni i porti liguri mandano a
Roma una piccola finanziaria (oltre 4 mila miliardi di euro) ricevendo
in cambio briciole o il ridicolo “extragettito”. Il
M.I.L. si batte per
ridurre la burocrazia, per aiutare i deboli; in sintesi, per rendere
fattivi gli attualissimi 10 valori della Cavità Ligure.
Infine,
cosa pensa che attualmente manchi nella politica di oggi e a cui il
M.I.L. potrebbe porre rimedio?
Secondo Il M.I.L. due sono le
cose che mancano nella politica italiana. La prima è
l’amore per la
propria terra. Gli eletti, specie se a Roma, sono disinteressati dei
destini della loro terra (spesso scaraventati nelle posizioni apicali
delle liste per scelte romane lontanissime dal territorio). Possiamo
dire che chi governa o ha governato Genova l’abbia davvero
amata? O
piuttosto l’ha usata e umiliata (penso al G8) per scopi
differenti dal
benessere dei suoi abitanti? La seconda cosa è la
moralità pubblica e
la riduzione della burocrazia. Le ho messe assieme perché
vanno di pari
passo. Solo una classe dirigente onesta e capace desidera una riduzione
delle regole. Gli incapaci preferiscono vincoli e norme, anche se
confuse e contraddittorie, per poter mascherare la propria insipienza.
Un fatto è certo: la Liguria indipendente avrà
una classe dirigente di
altissimo livello, come la ebbe nella sua plurisecolare storia, capace
di far ritornare la Liguria e la sua gente all’onore del
mondo.
