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ZENÉIZE
LE DIFFERENZE DEL TABARCHINO CON LA LINGUA GENOVESE


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Le differenze con la lingua genovese

Le differenze fra il genovese e il tabarchino sono minime.
La sinstassi è identica: ciò significa che tutte le regole grammaticali genovesi sono rimaste assolutamente invariate nel tabarchino. Anche i sostantivi sono rimasti sostanzialmente uguali (anche se bisogna ammettere che alcuni sono stati assimilati da altri lingue e dialetti). Forse non tutti sanno che le parole freddo e ghiaccio in tabarchino non esistono più: i coloni genovesi, infatti, durante il loro bicentenario soggiorno in Tunisia, le avevano perse... perché la sensazione del freddo non la si provava mai.

Le vere differenze stanno nella pronuncia delle parole, diventata nel tabarchino decisamente più stretta: molti suoni in [a] si sono trasformati in [o]. Diremo quindi sì mi pàrlo zenéize, ma anche mi pòrlo tabòrchìn, diremo ötro ["O:tru] al posto del genovese âtro, e (mare, male) al posto di . La stessa città tunisina dalla quale i tabarchini prendono il nome, Tabarca, viene pronunziata Tabòrca.
I suoni in ei sono diventati ai (si dice zenàize, genovese, e non zenéize). Ovviamente i cambiamenti possono essere anche più di uno in una sola parola: ecco allora che la parola meigranâ (melograno) in tabarchino viene pronunciata maigranö.
Inoltre, subentra nel tabarchino anche il suono [S] (espresso in genovese dal digramma sc) prima di consonante, non presente in genovese. Mentre a Genova si dirà méistro (maestro, mastro) in tabarchino si dirà màištro ["maiStru].
L
’ultima sostanziale differenza che si rincostra nel tabarchino riguarda il participio passato dei verbi della prima coniugazione, che termina in -ào. Qui è necessaria una brevissima nota storica: nel genovese arcaico (ma non troppo, si tratta di pochi secoli fa) il participio passato veniva pronunciato proprio così. Tuttavia, la pronuncia si è ristretta, tanto che oggi si pronuncia generalmente in -òu. Nell’attuale tabarchino, giusto per fare un esempio, si dice xoào e arivào (volato, arrivato), mentre in genovese si dice xoòu e arivòu.

Ad ogni modo, le differenze fra le due parlate sono quasi irrilevanti: basti pensare che molti genovesi che vogliono riscoprire la loro lingua si recano a Carloforte e a Calasetta (dove la stragrande maggioranza dei bambini parla in tabarchino).


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