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IL PROBLEMA DELLA GRAFIA TABARCHINA


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Il problema della grafia tabarchina

La lingua genovese ha adesso una grafia ufficiale, ossia quella proposta dall’Académia Ligùstica do Brénno. Si tratta di una grafia coerente e tutto sommato semplice. Ciò che interessa maggiormente, forse, è però la flessibilità della grafia, adattabile a tutte le parlate della Liguria.
Il tabarchino rientra di fatto fra queste parlate (pur non essendo parlato nell’area ligure, ovviamente), ma la grafia ad esso attribuita è sempre stata diversa da quella tradizionale genovese.

Il problema non si porrebbe nemmeno se il problema fosse solamente questo. In realtà, il tabarchino possiede un suono che il genovese non ha, ed è il suono [S] seguito da consonanti. Il tabarchino, per marcare questo suono, utilizza la lettera š. Ora, ammettendo anche questo simbolo nella grafia ufficiale, il tabarchino può essere scritto senza troppi problemi.
Inoltre, poiché la [a] di molte parole si è chiusa in una [O], anche se non è tonica bisogna marcarla con una lettera ò: così, il parlâ (parlare) genovese si trasforma in un pòrlö [pOr"lO:] tabarchino (errato porlö).

Un
’ultima occhiata merita anche il dittongo -ào nel participio dei verbi (cfr. mangiào, mangiato). Il fatto è che tale dittongo era anticamente presente nel genovese; attualmente viene pronunciato -òu. Poiché la grafia ufficiale non registra il suono -àu (perché dovrebbe essere pronunciato [ay], suono che non esiste), è necessario scrivere -ào.


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